GayExpo 2015

Un osservatorio sull'Expo 2015 e un luogo di proposte mirate al mondo Lgbtq in occasione dell'Expo.

Gli extracomunitari costruiscono Milano in vista dell'esposizione universale.

Written by Redazione on 19:14

Arrivano dal Nordafrica, ma soprattutto dall'Albania e dalla Romania gli operai che stanno costruendo la Milano dell'Expo 2015. E molti si stanno mettendo in proprio, fondando piccole imprese edili per fuggire dal lavoro nero. "Recentemente il settore dell'edilizia ha subito una forte trasformazione verso l'autoimpiego -spiega Laura Zanfrini, docente di sociologia delle migrazioni dell'università Cattolica- A causa delle mancate assunzioni, sempre più operai stranieri si mettono in proprio fondando piccole imprese edili". È quanto emerge dall'inchiesta del mensile Terre di Mezzo del mese di maggio (www.terre.it).

"Sono circa 15mila mila i cantieri aperti a Milano e provincia, e vi lavorano 70mila manovali in regola -dice Francesco Aresu del sindacato edili Fillea Cgil-: nel 2000 la percentuale di extracomunitari si aggirava intorno al 25 per cento; oggi, invece, si attesta al 40 per cento”. Ma in alcuni casi le percentuali sono molto più elevate: al cantiere della Metro 5, su 200 operai, nove su dieci sono stranieri. Anche buona parte dei 300 "uomini ragno" che stanno costruendo il nuovo Pirellone viene da Capo Verde, dalla Tunisia e dal Marocco, hanno un contratto in regola, una busta paga da 1.600 euro al mese (in media), casco e scarponi.

L'Expo è un evento che alimenta le speranze di chi cerca lavoro. Come Tonino, che si è affacciato alla guardiola di via Gioia (dove sorgerà la nuova sede della Regione Lombardia Ndr): "I giornali parlavano di un boom dei cantieri a Milano. Qui avete posto?". Ma la manifestazione fieristica suscita anche qualche perplessità. Enrico Prevedello, docente di Pianificazione delle infrastrutture al Politecnico di Milano teme che l'Expo possa tradire le attese di molti: "Pensiamo ai Mondiali '90 -dice- in eredità ci hanno lasciato alberghi mai completati. La città ha bisogno soprattutto di verde urbano".

Accordo di cooperazione tra la Bielorussia e Milano.

Written by Redazione on 19:09

Un accordo di cooperazione tra il Governo della Bielorussia e la citta' di Milano incentrato sullo sviluppo economico, la ricerca scientifica e la cultura, simile a quello gia' stipulato dalla Bielorussia con Mosca e San Pietroburgo. Ne ha parlato questa mattina il Sindaco Letizia Moratti alla presenza del vice Primo Ministro della Bielorussia Andrej Kobiakov e del Presidente di Assolombarda e vice Presidente della Camera di Commercio Diana Bracco, al seminario: 'Le giornate dell'economia della Bielorussia a Milano', organizzato da Promos e Assolombarda a Palazzo Giureconsulti.

"Continuiamo a rafforzare le relazioni e collaborazioni intraprese nei mesi scorsi nel percorso dell'Expo" ha osservato il sindaco, sottolinenando che "l'Expo 2015 potra' essere un importante strumento di collaborazione. L'incontro di oggi e' un momento importante per sviluppare le relazioni tra la Repubblica di Belarus e Milano. Un ambito che abbiamo individuato come essenziale per lo sviluppo dei rapporti bilaterali - ha concluso il Sindaco - e' quello della collaborazione scientifica. E' un settore fondamentale: la ricerca, l'impiego delle nuove tecnologie, gli scambi universitari sono la base per uno sviluppo durevole, che punta soprattutto alla promozione del capitale umano".

Parlando dell'accordo tra la Bielorussia e la Citta' di Milano, il vicepremier bielorusso Kobiakov ha spiegato: "Daremo vita a un consiglio a cui parteciperanno membri del governo e rappresentanti del Comune di Milano. Il compito sara' quello di stipulare un programma di lavoro in una prospettiva di medio raggio e ogni anno i progetti di intervento saranno valutati e implementati con quelli dell'anno successivo. Questo accordo e' per noi una grande opportunita' per esplorare nuovi mercati comuni e offrire nuove chance alle nostre imprese".

E' pronta la squadra per l'Expo 2015, partono i lavori.

Written by Redazione on 19:06

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E' complesso e articolato l'organigramma che reggerà le operazioni dell'Expo2015 e vedrà l'impegno, anche doppio, di moltissime personalità politiche della vita milanese.

Il discorso vale in particolare per il Sindaco Letizia Moratti che sarà commissario straordinario e Presidente del Comitato di indirizzo e di programmazione che comprende Presidenza del Consiglio, Regione, Comune, Provincia, Fiera e Camera di Commercio.

L'amministrazione sarà nelle mani di Paolo Glisenti, già segretario del Comitato Expo.

Quindi si comincia sul serio, e per evitare ritardi visto il poco tempo a disposizione, la Moratti ha chiesto l'approvazione di una legge speciale contro il ricorso al Tar, in modo da evitare il potere di sospensiva durante i lavori per preparare l'Expo. Questo in particolare per saltare gli eventuali ostacoli dei comitati dei cittadini che in questi giorni e in particolare alla festa del Primo Maggio in Piazza Cadorna erano presenti con il comitato NoExpo.

La situazione serve sul piatto d'argento la risposta al Pd, che avverte il Comune, che con o senza legge speciale, non deve dimenticare di coinvolgere le cittadinanze nelle scelte relative all'Expo, che ricordiamolo, deve essere condiviso da tutti.

Il presidente di Assolombarda Diana Bracco e Letizia Moratti lanciano un progetto di alimentazione per le famiglie di Haiti.

Written by Redazione on 19:00

Il sindaco Letizia Moratti ha incontrato oggi in Assolombarda, Diana Bracco, alla quale Emma Marcegaglia ha appena conferito, tra l'altro, l'incarico di rappresentare l'intera Confindustria nella fase attuativa dell'Expo 2015, e un gruppo d'imprenditori milanesi che si sono particolarmente impegnati nel sostegno della candidatura di Milano per l'Expo 2015. Lo comunica Assolombarda con una nota. "Durante la riunione il sindaco ha ringraziato Assolombarda per il grande contributo dato a Parigi negli incontri con le delegazioni dei Paesi membri del BIE e per essere stata sempre in prima fila nella promozione della candidatura di Milano presso le business community dei diversi Paesi durante le tantissime missioni all'estero - si legge ancora -.

Il sindaco ha anche illustrato il progetto Expo 2015, soffermandosi sul tema dell'alimentazione 'Feeding the planet, energy for life' che rappresenta una grande opportunità per Milano par dare un aiuto concreto sul fronte della formazione, della lotta a molte malattie debellabili e per garantire un'alimentazione fruibile in ogni parte del mondo". A questo proposito Diana Bracco, accogliendo l'appello lanciato dal sindaco Moratti e dall'assessore Mariolina Moioli, si è dichiarata "disponibile ad attivarsi per sostenere due importanti progetti di cooperazione alimentare che riguardano Haiti, il Paese caraibico in piena emergenza umanitaria a causa della gravissima carestia che sta mettendo a rischio la vita di migliaia di bambini". "Vogliamo che L'Expo di Milano sia aperto al mondo e che diventi anche un'occasione per realizzare insieme ai Paesi di tutti i continenti validi progetti di cooperazione alimentare, formativa e sanitaria - afferma Diana Bracco - e coså abbiamo voluto, fin da oggi, dare un segnale in questa direzione sostenendo i due coraggiosi progetti per combattere la malnutrizione infantile ad Haiti portati avanti dalla Fondazione Fancesca Rava - N.P.H. Italia Onlus e dall'Organizzazione umanitaria Avsi".

Pronto lo staff di gestione dell'Expo.

Written by Redazione on 18:54

La squadra per l'esposizione del 2015. La Moratti: un decreto contro i ricorsi al Tar. Glisenti amministratore unico, a capo dell'intera struttura.
(Maurizio Giannattasio - Il Corriere della Sera) Nasce l'organigramma della società che gestirà l'Expo 2015: Letizia Moratti e Paolo Glisenti fanno la parte del leone Prende forma l'organigramma della società che gestirà l'Expo 2015. È lo sviluppo vincolante di quanto contenuto nel dossier che ha portato alla vittoria di Milano contro Smirne. Letizia Moratti e Paolo Glisenti fanno la parte del leone. Il sindaco svolgerà un duplice ruolo. Quello di commissario straordinario (affiancata da una struttura di supporto) e di presidente del Comitato di indirizzo e di programmazione che comprende Presidenza del Consiglio, Regione, Comune, Provincia, Fiera e Camera di Commercio. E si arriva al vero cuore della società.

Ci sarà un amministratore delegato unico che risponde al nome di Paolo Glisenti, già segretario del Comitato Expo. È a capo dell'intera struttura. Sotto di lui otto direzione di staff: le Relazioni Internazionali, la Pianificazione Strategica e controllo, le Risorse Umane, Finanza e Affari legali, Approvvigionamenti e acquisti, Sviluppo del tema (affiancato dal Comitato scientifico), Promozione, comunicazione e relazione con i media, Relazioni con il governo e gli enti locali (affiancato dalla Consulta territoriale), Ambiente e sostenibilità evento (affiancato dalla Consulta ambientale) e i Sistemi informativi e tecnologici. Sempre da Glisenti dipendono le due aree business della società: le infrastrutture e la gestione dell'evento. Ci sarà un direttore generale delle infrastrutture e a cascata chi si dovrà occupare delle gare, del coordinamento dei servizi di progettazione. Ci sarà chiaramente un direttore generale gestione eventi che avrà sotto di sé le Operazioni: dal Servizio per il sito, al Servizio visitatori al Servizio espositori. E un responsabile del Marketing.

Ci sono ancora dubbi su quale sarà la forma giuridica della società: una società pubblica di diritto privato o un'Agenzia sul modello del Toroc, la Fondazione privata che organizzò le Olimpiadi invernali di Torino. Intanto, si comincia ad articolare la Legge speciale per l'Expo. Anche qui non ci si discosterà molto da quello che è stato fatto per il Giubileo di Roma, i Mondiali di calcio o le Olimpiadi invernali di Torino. Ci sarà uno strumento unico — la Legge speciale — mentre la declinazione dei poteri commissariali della Moratti potrà avvenire in corso d'opera. E proprio sul modello di Torino, la Moratti chiederà un decreto sul modello delle Olimpiadi di Torino per impedire ai Tar il potere di sospensiva in tutta la fase che ci separa dall'Expo. Lo ha detto ieri al capogruppo di An, Carlo Fidanza che si diceva preoccupato del poco tempo a disposizione e dal «potere di veto dei comitati dei cittadini». «Ma al di là della questione di impedire i ricorsi — attacca Pierfrancesco Majorino del Pd — il Comune si deve porre il problema di prevenirli e quindi di coinvolgere la cittadinanza nelle scelte che si realizzeranno. Per questo abbiamo chiesto di istituire una commissione consigliare ad hoc che si occupi dell'Expo. L'Expo non deve essere gestito da pochi, ma deve essere un'operazione di grande trasparenza condivisa».

I visitatori ospitati nelle cascine alle porte di Milano.

Written by Redazione on 14:14

(Affari italiani) Ospitare i visitatori dell'Expo nelle cascine alle porte di Milano. "Quello delle cascine èun patrimonio veramente enorme. Si caratterizza per le dimensioni considerevoli delle strutture e per il numero: lungo i Navigli si trovano 150-200 cascine in disuso, ognuna con una struttura abitativa pari tra i mille e i duemila mq": a dirlo è la presidente delle sezioni di Milano e Lodi della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Paola Santeramo, che, insieme a Coldiretti e Confagricoltura lancia la proposta, in vista dell'Expo, di ristrutturare le cascine in disuso per accogliere i visitatori dell'esposizione.

I tre soggetti del mondo dell'agricoltura hanno presentato nelle scorse settimane il documento "Un futuro per l'agricoltura milanese", contenente una serie di proposte, piani d'azione e linee guida, riguardo il crescente consumo di suolo che caratterizza l'area milanese. "Perché pensiamo a costruire il nuovo quando possiamo riqualificare un patrimonio che avrebbe senso valorizzare anche dal punto di vista storico-culturale?", afferma la presidente milanese della Cia. "Sono strutture che, se recuperate, possono svolgere la funzione di nuovi alloggi che potrebbero coså evitare nuove costruzioni". Un'idea che nasce da una domanda sempre più presente sul territorio: "le aziende agricole attuali hanno liste d'attesa di mesi, non riescono a far fronte alla domanda: sempre più uomini d'affari europei o americani a Milano per lavoro, la sera vogliono tornare in un contesto più tranquillo, come quello di un agriturismo", spiega Santeramo.

Della stessa opinione del presidente della Cia, è quello milanese della Coldiretti, Carlo Franciosi: "valorizzare le aziende agricole in generale vuol dire anche accogliere visitatori, offrendo prodotti tipici e alloggio. Se noi riuscissimo a riscoprire, riutilizzare e rivalorizzare le cascine in disuso, riusciremmo a farne dei centri d'accoglienza senza costruire nuove strutture". E, ammesso che "ci sia la possibilità di attingere a fondi istituiti per rivalutare queste strutture", osserva Franciosi, "ci sarebbe la possibilità di dare vita a un'esperienza completamente nuova". Una necessità sottolineata anche da Santeramo, che afferma: "se ne devono far carico i governi locali, ma si deve avere davvero l'approccio di voler finanziare e sostenere".

Per quel che riguarda le differenti funzioni che le cascine ristrutturate dovrebbero ricoprire, le opinioni dei due presidenti milanesi di Cia e Coldiretti, invece, differiscono leggermente: "anche se la struttura non è attrezzata per fare da agriturismo vero e proprio, basta offrire la possibilità di alloggio e appoggiarsi, per il vitto, ad agriturismi già avviati", osserva Franciosi. Differente la posizione di Santeramo: "noi diciamo che una cascina ha senso se intorno c'è un terreno produttivo, senza si rischia di avere delle cattedrali nel deserto che dopo l'Expo decadono. Dobbiamo fare l'opposto: mantenere là, anche dopo l'Expo, una funzione produttiva".

Oliviero Toscani: «Milano dorme: per l’Expo deve pensare in grande».

Written by Redazione on 18:26

(Paolo Marchi - Il Giornale) a Casale Marittimo (Pisa). Per incontrare Oliviero Toscani, uno dei milanesi più famosi nel mondo, sempre che il mondo lo consideri ancora milanese vista l’internazionalità della figura, bisogna raggiungere La California, una frazione di Bibbona lungo la via Aurelia, sorta di boa sul mar Ligure da doppiare per puntare verso le colline di Casale Marittimo. Mare alle spalle, si cambia provincia; si lascia quella di Livorno per entrare nel Pisano, si cambia soprattutto linee e orizzonti come Toscani, già fotografo di grido, a suo tempo cambiò vita allontanandosi da Milano dove nacque nel febbraio di 66 anni fa «in via Como perché mio padre Fedele, fotoreporter, lavorava al Corriere della Sera ed era logico abitarvi vicino».
Centoventi ettari nei quali si inseguono a olivi e vigne, a boschi e prati, a maneggi e stalle, l’occhio cade anche sul suo marchio, una O bella tonda con una T all’interno mutuata dalla A di anarchia. Senza pensarci, suo babbo gli ha fatto un gran bel regalo. Poteva chiamarla Giuseppe o Sergio e cambiava tutto.
«Ma conta anche la T».
Quella però era fissa, automatica. Piuttosto, perché qui e non più Milano?
«Negli anni Sessanta lavoravo a Parigi per via della moda, c’era New York e mi recavo spessissimo a Londra. A Casale arrivai perché dipingevo, era il ’62, avevo vent’anni e rimasi impressionato dal posto, lo memorizzai e quando dieci anni dopo mi sposai si voleva una casa di vacanza».
Una scelta immediata?
«Più o meno. C’era in ballo Panarea ma io odio la costrizione a cui ti obbliga un’isola, non puoi scappare così un po’ da hippy comperai qui. Non c’era nulla di quello che si vede oggi».
Se non la bellezza.
«Che però ti tiravano dietro. Era il ’69 e la casa di Milano, in via Argelati, non la lasciai, almeno non fino al ’76 quando con Kirsti, mia moglie, ci chiedemmo dove mettere su la nostra casa e la risposta fu “perché non là?” cioè qui».
Splendido.
«E pure comodo. Viaggio molto e in fondo si tratta di alzarsi, salire in auto e andare a prendere un aereo».
Pisa, Linate o Malpensa in pratica pari sono.
«Sì, però qui posso allevare una sessantina di cavalli, giro per i paesi in calesse, produco il mio olio e il mio vino, ho le mie galline e quando mi gira di bermi un uovo fresco lo posso fare».
Da oltre trent’anni via da Milano, cosa le piace della sua ex città?
«Bene o male è la città dove è stato inventato il Futurismo grazie a un preciso spirito di rottura e poi ha sempre avuto una grande generosità e una voglia di fare, anche se ora...».
Ora si prepara per l’Expo.
«Sì, però il vero guaio dell’Esposizione Universale è che il confronto era con Smirne, non Parigi o Berlino e nemmeno Barcellona. Le autentiche grandi città non lo cercano più e lasciano il giocattolo a quelle di serie B che hanno bisogno di risollevarsi. Milano oggi è una città di fighettini dove manca il senso del rischio. Non dico di risolvere tutti i problemi, ma almeno di affrontarli. Senza contare che io che fotografo l’essere umano, trovo un numero ben maggiore di stimoli a Parigi, per dire, dove le facce sono di tutti i colori».
Nei giorni scorsi, il Salone del Mobile ha animato ogni angolo.
«Ho fatto un evento con l’Ottagono e so che i palazzinari si stanno scatenando, ma quando sento parlare di Milano come della capitale mondiale del design, mi chiedo dove sia tutto questo design. Mai stato a Helsinki? Lì il design inizia fin dall’aeroporto, vogliamo parlare di quanto fanno schifo in tal senso i due scali milanesi?».
Molto. Segue il tema Expo?
«Quello che non mi piace è sentire parlare di una città a misura d’uomo. Le grandi città non sono a misura d’uomo, Perugia lo è e infatti è piccola. Milano deve ragionare in grande come se fosse Tokyo e lasciare perdere idee strampalate come i boschi verticali. Chi vuole vivere nel verde, deve fare come me e si trasferisce in campagna. Visto il tema del 2015, Nutrire il pianeta, la Moratti deve portare in città i problemi del mondo e metterli in prima piano a iniziare dai bambini denutriti, vittime della guerra e del razzismo, la fame da sfidare con una vera azione di stampo futurista, andando a vedere i problemi direttamente entro all’uomo per mettere le condizioni per un reale sviluppo dell’umanità».
Sarà così?
«No, alla fine vincerà la logica della politica e si accontenteranno tutti».
Non è lo spirito di Milano.
«Milano ha la più bella periferia d’Italia e nella zona della Borsa è riuscita a far coesistere il passato e l’architettura degli anni Trenta. Poi sono stati fantastici gli anni Cinquanta e i Sessanta, purtroppo una volta nei Settanta, mentre altri centri facevano il loro balzo, Milano si fermava e l’Italia pure. Poi siamo grandi nella moda, però è un problema».
Un problema?
«Più della metà del bilancio americano poggia sullo sfruttamento dei copyright, tecnologia insomma, e noi? Noi non abbiamo brevetti e ci siamo fatti rubare anche la pizza e l’espresso. Se la cucina italiana è famosa nel mondo dobbiamo ringraziare gli stranieri, certo non il nostro provincialismo. Mi ricordo che quando un americano o un tedesco chiedeva di chiudere un pasto con un cappuccio gli ridevano in faccia, poi è arrivato Starbucks e glielo ha servito vincendo. In America fanno pure un ottimo pesto, perché non potrebbero? Se vogliamo vincere le sfide del mercato dobbiamo buttarci sul mercato e confrontarci. Il mio enologo, ad esempio, mi ha suggerito di impiantare Teroldego, uva tipica del Trentino, e l’ho fatto anche se sono in Toscana, perché dovrei rinunciare alla possibile di un signor vino?».
Già, perché no?

Expo, collaborazione con Smirne.

Written by Redazione on 19:08

(Ansa) La sfida per l'aggiudicazione dell'Expo 2015, che ha visto di recente contrapposte Milano e Izmir (Smirne), si trasformera' presto in un rapporto di collaborazione tra le due citta' che sara' sancito con la firma di un memorandum d'intesa.

E' quanto, raccogliendo il suggerimento dell'ambasciata d'Italia ad Ankara, il sindaco di Milano Letizia Moratti ha proposto al primo cittadino di Izmir, Azizi Kocaoglu, allo scopo di rafforzare la cooperazione economica attraverso le rispettive Camere di Commercio e di ritagliare un ruolo di particolare rilievo all'ex sfidante nell'organizzazione dell'EXPO 2015.

La proposta italiana e' stata accolta con grande entusiasmo in Turchia, in particolare dal presidente della Repubblica Abdullah Gul, che ne e' stato informato. Gia' nelle prossime settimane una delegazione di alto livello di Izmir dovrebbe compiere una visita a Milano per concordare i primi sviluppi operativi della proposta avanzata da Letizia Moratti.

Week-end a Milano, sulle tracce dell’Expo del 1906.

Written by Redazione on 18:30

(Maria Zuppello - Panorama) Mentre tutto è ancora da fare e costruire per l’Expo del 2015, perché non riscoprire la Milano di un’altra grande Esposizione, quella del 1906? Il secolo era appena agli inizi e ancora riecheggiavano le note del “Ballo Excelsior”, un’opera fantastica inneggiante al progresso e al futuro andata in scena al Teatro alla Scala l’11 gennaio 1881 da cui comincia, dunque, la prima tappa del percorso. Da lì in poi sarà tutto un crescendo di tecnica e scienza, dalla lampadina di Edison alla pila di Volta, passando per il telegrafo e il battello a vapore.

L’Esposizione Internazionale del Sempione, questo il nome originale, che si svolse dal 28 aprile all’11 novembre del 1906, occupava circa un milione di metri quadri su due aree collegate da un’audace sopraelevata elettrica: il Parco del Castello Sforzesco, dall’Arco della Pace al Castello, e la Piazza d’Armi, che diciassette anni dopo sarebbe diventata la sede della Fiera di Milano. Venticinque nazioni tra Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania vi parteciparono attirando più di cinque milioni di visitatori. Tutto per festeggiare la fine dei lavori del traforo del Sempione che avrebbe aperto le porte all’Europa e ai commerci trasformando Milano, secondo la ben nota definizione di Giovanni Verga, nella “città più città d’Italia”. Tutti i padiglioni costruiti per l’occasione come era consuetudine furono poi smantellati. Con l’eccezione dell’Acquario di Via Gladio, dove una sosta è indispensabile. La città, intanto, boccionianamente saliva, con ciminiere e colossali cantieri che estendevano i confini dell’abitato. E se molto oggi è scomparso la Stazione Centrale, la cui prima pietra risale proprio a quell’anno, conserva ancora un fascino d’altri tempi.
L’itinerario si conclude, poi, fuori Milano, a Sesto San Giovanni, dove proprio intorno al 1906 alcune grandi imprese milanesi, come Breda, Ercole Marelli, Falck e Pirelli, decisero di spostare il loro baricentro produttivo. Nella centralissima Via Marconi ancora oggi si può visitare l’antico quartiere operaio. Per chi, poi, vuole rivivere anche visivamente i fasti dei tempi che furono due mostre sembrano essere utili, quella dei Musei del Castello Sforzesco dedicata all’ebanista Eugenio Quarti, che espose i suoi mobili nei padiglioni andati oggi perduti e quella organizzata dalla Provincia di Milano per raccontare tutta la storia dell’Esposizione del 1906.

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Bruno Vespa: Expo, occasione di rivincita.

Written by Redazione on 17:41

(Bruno Vespa - Panorama) Alla fine degli anni Trenta il progetto dell’esposizione mondiale programmata da Benito Mussolini a Roma per il 1942 fu l’occasione per la più grande rivoluzione urbanistica dell’Italia moderna. Nei primi vent’anni di regime il Duce aveva inserito la città nuova nella vecchia, con lo sventramento dei Fori Imperiali, la costruzione dei grandi edifici di via Veneto, la realizzazione del quartiere Mazzini fino al Foro Mussolini (Foro Italico) e alla gigantesca Casa littoria della Farnesina, grande quanto il Colosseo, poi trasformata con la guerra in ministero degli Affari esteri.

Dopo la nascita dell’impero, Mussolini voleva dare un segnale imponente della continuità della civiltà fascista con la civiltà romana, sognando di essere protagonista di una pace europea degna di quella imperiale di Augusto. Come potesse immaginare qualcosa del genere dopo le leggi razziali e il Patto d’acciaio con Adolf Hitler resta un mistero. Ma anche storici antifascisti come Emilio Gentile (Fascismo di pietra) gli danno atto di una «temporanea volontà di pace», immaginando che la guerra non gli sarebbe piovuta addosso prima di cinque anni.
Il 20 aprile 1939 Mussolini presentò l’Esposizione universale come «la consacrazione dello sforzo che tutte le genti civili fanno sul cammino del progresso, non solo materiale». Il progetto era grandioso: estendere la città da piazza Venezia al mare attraverso l’Eur con una struttura urbana avveniristica di cui la guerra impedì il completamento. A cominciare dall’enorme arco romano che Roger Griffin ha usato per la copertina del suo Modernism and Fascism appena uscito negli Stati Uniti e che analizza il «modernismo tecnocratico» del regime. Ma quel che resta nel quartiere dell’Eur è indicativo dello sforzo compiuto.
Purtroppo nel dopoguerra l’Italia non ha saputo utilizzare al meglio nessuna delle grandi occasioni che le si sono presentate. Il villaggio olimpico costruito a Roma per le Olimpiadi del 1960 impallidisce rispetto all’Eur, ma allora fu almeno aperto il Grande raccordo anulare della capitale. Nulla è stato fatto per i Campionati del mondo di calcio del 1990, nulla per il Giubileo del 2000, con l’eccezione di un sottopassaggio che rende fluido il traffico tra due quartieri dell’area nord di Roma.
Imbarazzante il confronto con le principali metropoli d’Europa, da Berlino a Parigi, a Barcellona, protagoniste di autentiche rivoluzioni urbanistiche. Il solo tentativo riuscito di restituire l’antica dignità a una capitale storica c’è stato a Torino in occasione delle Olimpiadi invernali. Ma anche qui, volendo proseguire nel suo progetto di sviluppo, un bravo sindaco come Sergio Chiamparino per poter costruire due grattacieli ha dovuto rinunciare ai voti della Sinistra arcobaleno, che è sua alleata di giunta, per incamerare quelli di Forza Italia e Alleanza nazionale.
Questa ampia premessa serve a dire che l’Expo 2015 di Milano è davvero l’ultima grande occasione per un paese in ginocchio che intenda rialzarsi. Il progetto di sviluppo di Milano è grandioso e va completato. Ma i 20 miliardi di investimento previsti dovranno avere un effetto moltiplicatore sull’Italia intera. Gran parte dei 30 milioni di visitatori attesi a Milano proseguiranno a Venezia, Firenze, Roma, Napoli, la Sicilia. L’auspicata rinascita di Milano non avrà senso se non sarà legata a quella dell’intero Paese. Ecco perché la battaglia con Smirne scompare rispetto a quella che gli italiani dovranno combattere con se stessi. I loro veti, la loro burocrazia, la loro attitudine al compromesso mediocre.
Qualche settimana fa, parlando dei rifiuti di Napoli, Newsweek ha scritto: l’Italia è ferma e guarda il mondo che le passa accanto. Fermi si muore.