GayExpo 2015

Un osservatorio sull'Expo 2015 e un luogo di proposte mirate al mondo Lgbtq in occasione dell'Expo.

I visitatori ospitati nelle cascine alle porte di Milano.

Written by Redazione on 14:14

(Affari italiani) Ospitare i visitatori dell'Expo nelle cascine alle porte di Milano. "Quello delle cascine èun patrimonio veramente enorme. Si caratterizza per le dimensioni considerevoli delle strutture e per il numero: lungo i Navigli si trovano 150-200 cascine in disuso, ognuna con una struttura abitativa pari tra i mille e i duemila mq": a dirlo è la presidente delle sezioni di Milano e Lodi della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Paola Santeramo, che, insieme a Coldiretti e Confagricoltura lancia la proposta, in vista dell'Expo, di ristrutturare le cascine in disuso per accogliere i visitatori dell'esposizione.

I tre soggetti del mondo dell'agricoltura hanno presentato nelle scorse settimane il documento "Un futuro per l'agricoltura milanese", contenente una serie di proposte, piani d'azione e linee guida, riguardo il crescente consumo di suolo che caratterizza l'area milanese. "Perché pensiamo a costruire il nuovo quando possiamo riqualificare un patrimonio che avrebbe senso valorizzare anche dal punto di vista storico-culturale?", afferma la presidente milanese della Cia. "Sono strutture che, se recuperate, possono svolgere la funzione di nuovi alloggi che potrebbero coså evitare nuove costruzioni". Un'idea che nasce da una domanda sempre più presente sul territorio: "le aziende agricole attuali hanno liste d'attesa di mesi, non riescono a far fronte alla domanda: sempre più uomini d'affari europei o americani a Milano per lavoro, la sera vogliono tornare in un contesto più tranquillo, come quello di un agriturismo", spiega Santeramo.

Della stessa opinione del presidente della Cia, è quello milanese della Coldiretti, Carlo Franciosi: "valorizzare le aziende agricole in generale vuol dire anche accogliere visitatori, offrendo prodotti tipici e alloggio. Se noi riuscissimo a riscoprire, riutilizzare e rivalorizzare le cascine in disuso, riusciremmo a farne dei centri d'accoglienza senza costruire nuove strutture". E, ammesso che "ci sia la possibilità di attingere a fondi istituiti per rivalutare queste strutture", osserva Franciosi, "ci sarebbe la possibilità di dare vita a un'esperienza completamente nuova". Una necessità sottolineata anche da Santeramo, che afferma: "se ne devono far carico i governi locali, ma si deve avere davvero l'approccio di voler finanziare e sostenere".

Per quel che riguarda le differenti funzioni che le cascine ristrutturate dovrebbero ricoprire, le opinioni dei due presidenti milanesi di Cia e Coldiretti, invece, differiscono leggermente: "anche se la struttura non è attrezzata per fare da agriturismo vero e proprio, basta offrire la possibilità di alloggio e appoggiarsi, per il vitto, ad agriturismi già avviati", osserva Franciosi. Differente la posizione di Santeramo: "noi diciamo che una cascina ha senso se intorno c'è un terreno produttivo, senza si rischia di avere delle cattedrali nel deserto che dopo l'Expo decadono. Dobbiamo fare l'opposto: mantenere là, anche dopo l'Expo, una funzione produttiva".

Milano, è già cominciata la caccia al tesoro dell’Expo 2015.

Written by Redazione on 16:39

(Panorama) Con l’Expo 2015 Milano tornerà una città d’acqua, come prima che coprissero i Navigli. Infatti una via navigabile dovrebbe collegare il nuovo quartiere espositivo, accanto alla Fiera di Rho-Pero, con la Darsena nella zona Ticinese. E ci guadagneranno Marco e Matteo Cabassi: i figli di Giuseppe, costruttore e immobiliarista chiamato “Sabiunat” perché suo padre aveva fatto fortuna scavando e vendendo sabbia. Un destino sull’acqua: la loro famiglia diventò ricca anche grazie ai barconi che solcavano i Navigli, fino alla Darsena, con la sabbia e gli altri materiali per costruire Milano. Ora i Cabassi possiedono parte delle aree dove, intorno a un lago artificiale, sorgerà l’Expo.

Perciò la Bastogi e la Brioschi, società quotate del gruppo Cabassi, hanno avuto forti rialzi in borsa subito dopo l’assegnazione dell’Expo battendo la città turca di Smirne: 86 a 65 voti dei paesi del Bie, il Bureau international des exposition che organizza l’evento.

Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha vinto la sua scommessa. Ma sono già cominciate le polemiche: per esempio con l’architetto Massimiliano Fuksas che contesta la via d’acqua o con Adriano Celentano che paventa una colata di cemento sulla città. E a Silvio Berlusconi, secondo il Corsera non piace il grattacielo storto di Libeskind. In realtà, molti progetti sono ancora da definire. Il boom immediato, 27 per cento di guadagno in un giorno, l’ha avuto in borsa il titolo Fiera Milano. Sia perché la fondazione che la controlla possiede la parte più ampia delle aree dell’Expo, sia perché la Fiera beneficerà dell’evento del 2015: sei mesi d’inaugurazione, 29 milioni di visitatori previsti. E qualcosa dopo resterà: anzitutto il collegamento ferroviario diretto tra la nuova stazione di Rho-Pero (dovrebbe già essere pronta nel 2009, sulla linea ad alta velocità Torino-Milano) e l’aeroporto di Malpensa, per cui è probabile un rilancio nonostante la fine di gran parte dei voli Alitalia.

Comunque i grandi affari li faranno costruttori, cementieri e immobiliaristi. Così si spiegano, dopo la vittoria di Milano, i forti guadagni in Piazza Affari di Impregilo, Astaldi, Buzzi Unicem e Italcementi, considerati tra i titoli più favoriti. “Abbiamo vinto un terno al lotto, l’Expo farà da volano per l’immobiliare e le costruzioni” sintetizza Michele Cibrario, amministratore delegato della Bnl fondi immobiliari, “due settori che insieme rappresentano oltre il 15 per cento del pil italiano. In Lombardia esistono 10 milioni di metri quadrati di aree dismesse. Sono disponibili fondi europei per la rigenerazione urbana finora non utilizzati”.

Insomma, non solo Expo. Quando si stima in 20 miliardi l’investimento previsto, si comprende anche l’indotto. “Nel dossier per il Bie abbiamo considerato oltre 10 miliardi già previsti per le infrastrutture lombarde: come le linee 4 e 5 del metrò e le tre nuove autostrade, la Pedemontana, la Brebemi e la Tangenziale esterna milanese” ricorda Roberto Daneo, direttore del Comitato Expo, mentre lo stanziamento “è di 890 milioni di euro per la gestione vera e propria dell’evento, oltre ai 3,2 miliardi per gli investimenti infrastrutturali, compresa la nuova linea 6 del metrò Castelbarco-Pagano-Bisceglie che consentirà di smaltire meglio il traffico sulla linea 1 che arriva a Rho Fiera”.

Rimangono però alcuni problemi. A partire da quello urbanistico. Una parte dell’area è della società Euro Milano (che fa capo a Intesa Sanpaolo, Bernardo Caprotti dell’Esselunga, Legacoop e Acli) e lì è già previsto un futuro di edilizia residenziale. E il resto? “I Cabassi cedono le aree a un prezzo simbolico, ma verranno loro restituite valorizzate dopo l’Expo” osserva Maurizio Baruffi, capogruppo dei Verdi al Comune di Milano. “E non si è presa la decisione sugli aspetti urbanistici successivi: per esempio si potrebbero fare gli impianti sportivi che mancano a Milano per candidarsi alle Olimpiadi”. Dopo l’Expo saranno abbattuti in buona parte i padiglioni costruiti dai paesi partecipanti. Gli edifici permanenti saranno trasferiti al Comune di Milano dopo il 2015, in particolare quelli tematici e quelli dell’Italia lungo il boulevard centrale, eventualmente una torre alta 200 metri (che però non è sicura, Moratti ha già frenato). Destinazione? Tutto da vedere. Come sono da decidere le modalità per assegnare i progetti, una torta che fa gola ai più grandi studi mondiali di architettura.
L’architetto Stefano Boeri chiede “una campagna di trasparenza sui concorsi, puntando sulla qualità”.

“Occorre una legge speciale per Milano” propone Piero Borghini, city manager del Comune. Cosa vuol dire? “Per esempio, sui trasporti dovremmo avere la possibilità nei bilanci di sforare il patto di stabilità. Bisogna ripensare tutto in termini di Expo e quantificare meglio la spesa: gli enti locali devono mettere oltre 800 milioni” rammenta Borghini. A questo proposito Massimo Corsaro, assessore lombardo (di An) alle Attività produttive, aggiunge: “Le istituzioni locali dovranno garantire che non si ripetano episodi come quelli avvenuti per i Mondiali di calcio del 1990, con alberghi iniziati e mai terminati e però abbondantemente finanziati”. Già, il rischio dello spreco è in agguato. Secondo Corsaro, “dovrà essere prevista dal nuovo governo una corsia preferenziale per i lavori in vista dell’Expo: è lo schema già usato per le Olimpiadi di Torino 2006″. Altrimenti, il pericolo è arrivare coi cantieri aperti al 2015.